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Hobbes, un moderno pensiero di Stato

Hobbes filosofia

Di Davide Brugnoli

Homo Homini Lupus

Nato a Westport, nei pressi di Malmesbury, nel Wiltshire, il 5 aprile del 1588 Thomas Hobbes nacque proprio nel momento in cui dall’Inghilterra arrivavano notizie dell’imminente sbarco dell’Invincibile Armata spagnola sulle coste britanniche. L’anno cruciale della sua vita fu il 1640, anno in cui a causa dello scoppio della Prima Rivoluzione Inglese si trasferirà in Francia fino al 1651. Nel 1660 tornata sul trono la famiglia degli Stuart, nonostante Carlo II non gli fosse ostile, il filosofo britannico dovette comune difendersi da diverse accuse, tra le più importanti quelle di tradimento e di ateismo. Muore il 4 dicembre 1679. L’università di Oxford il 21 luglio 1683 condannerà sia il De Cive che il Leviatano.

Come in un orologio e in un qualsiasi altro meccanismo più complesso non si può capire il funzionamento di ciascuna parte e di ciascun ingranaggio, se non si smonta […]; così pure nello studiare il diritto pubblico ed i doveri del cittadino, bisogna, non certo, scomporre lo stato, ma considerarlo come scomposto nei suoi elementi

Hobbes è considerato uno dei maggiori pensatori nell’ambito della storia della filosofia moderna. Giusnaturalista, così come Locke, Rousseau, Pufendorf, Spinoza e Kant, fu teorizzatore di un modello razionale di Stato partendo dall’uomo, in particolare dai sentimenti dell’uomo. In essi Hobbes rintraccia una caratteristica peculiare, che rompe con la tradizione aristotelica: l’uomo non è un animale sociale, come lo stesso Aristotele sosteneva, ma anzi è egoista e solitario.

L’essere umano nello stato di natura, ossia nella forma di stato prepolitica, vive assecondando il proprio istinto di sopravvivenza che lo porta, per bramosia, a scontrarsi con gli altri uomini, diventando così aggressivo e violento. In questa visione pessimistica dell’uomo Hobbes nega la visione “positiva” di Aristotele dell’uomo inteso come “animale politico” e altresì nega il sentimento di fratellanza presente all’interno della teologia di molte religioni, tra cui quella cattolica. A questa visione negativa si affianca il concetto di “homo homini lupus”, cioè l’uomo inteso come lupo per l’altro uomo: la “guerra tutti contro tutti”.


Ogni uomo ha diritto ad ogni cosa, anche al corpo di un altro uomo. Perciò, finché dura questo diritto naturale di ogni uomo ad ogni cosa, non ci può essere sicurezza per alcuno per quanto forte o saggio egli sia

Presupposte queste premesse il filosofo di Westport tenta di costruire un modello di Stato razionale che superi il conflitto naturale che gli uomini vivono tra di loro ed al contempo permetta a costoro di vivere insieme. Da ciò prende corpo l’idea del contratto: una forma di accordo, un artificium creato dagli uomini stessi, attraverso il quale, di spontanea volontà, decidono di cedere la loro sovranità ad una parte terza, in cambio della pace e della sicurezza. Questo accordo è definito in Hobbes patto di unione e rappresenta la sintesi tra il pactum subiectionis, il patto di sottomissione ed il pactum societatis, ovvero il patto di società. Il patto hobbesiano però a differenza di quello di “soggezione” non è un patto nel quale i contraenti sono il popolo ed il sovrano, bensì sono gli individui, non più intesi come una moltitudo ma come un’universitas. Inoltre a differenza di quello di “società” il patto hobbesiano è un vero e proprio di sottomissione.

Da questo contratto discendono le leggi definite “positive” le quali per Hobbes sono le uniche leggi. Questa è infatti una peculiarità che lo distingue da altri giusnaturalisti come Locke o come Rousseau: per il precettore di William Cavendish infatti le leggi di natura non sono delle vere e proprie leggi in quanto mancano di un importante elemento che possa renderle tale: la sanzione. Essendo una legge composta da due parti, ossia la norma e la sanzione, le leggi naturali per Hobbes mancano proprio del secondo elemento e per tanto non si possono considerare propriamente “leggi”. Esse per lui, oltre ad essere un prodotto di Dio, così come la ragione, indicano solamente la necessità di fondare uno Stato. Questo è quindi al contempo un ruolo fondamentale, senza il quale le leggi positive non potrebbero esistere, ma anche limitativo, perché si circoscrive in quello.

È lo Stato, monarchico per Hobbes, nato dal contratto, che provvederà a creare il diritto e le conseguenti leggi. Per questa ragione in lui si può parlare potere assoluto.