La storia di tre Medaglie d’Oro sepolte a Velletri

carcere velletri
Detenuto tenta suicidio al Carcere di Velletri 
24 febbraio 2018
Piccoli ginnasti per grandi gare 
24 febbraio 2018

La storia di tre Medaglie d’Oro sepolte a Velletri

velletri paracadutisti medaglia d'oro

Giovanni Battista Peltechian, Clemente Eghinlian e Riccardo Guruzian, soldati paracadutisti durante la Seconda Guerra Mondiale

Di Ombretta Colonnelli

Presso il Cimitero di Velletri sono sepolti tre soldati paracadutisti insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Militare. La storia di questi tre giovani è molto interessante e particolare. Erano tre giovani armeni scampati al genocidio turco rifugiandosi a Rodi, allora occupata dagli Italiani: Giovanni Battista Peltechian, Clemente Eghinlian e Riccardo Guruzian, gli ultimi due orfani di entrambi i genitori. I tre, cresciuti assieme a Rodi in casa di Lucia Peltechian, vedova e madre di Giovan Battista, si italianizzano legalmente e assumono la cittadinanza Italiana.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si arruolarono, presentandosi poi volontari per una rischiosa missione informativa in territorio nemico. Nel luglio 1942 furono quindi paracadutati in Siria, allora sotto controllo delle forze francesi che obbedivano a De Gaulle e degli inglesi. I tre trovarono alloggio e protezione ad Aleppo presso amici e svolsero per più di un mese il loro lavoro informativo senza destare sospetti nelle autorità militari. Poi furono avvertiti del fatto che i britannici gli stavano dando la caccia. Era successo che un siriano, simpatizzante per gli alleati, venuto a conoscenza della loro presenza, li aveva avvicinati fingendo amicizia per poi tradirli. Il delatore conosceva il quartiere di Aleppo ma non la casa dove i tre si nascondevano. Per dieci giorni la polizia anglo-francese perlustrò e mise a soqquadro il quartiere, senza esito. Gli abitanti del quartiere, molti dei quali simpatizzanti per l’Italia a motivo dell’oppressivo dominio francese sulla Siria fra le due guerre, nascosero con grave rischio i tre italiani di volta in volta in case diverse. Alla fine gli inglesi esasperati minacciarono di bombardare il quartiere se gli italiani non si fossero consegnati. I loro amici siriani tentarono di dissuaderli, ma i tre giovani, per non far correre rischi ad una popolazione che aveva dimostrato simpatia verso il nostro paese, decisero di consegnarsi. Peltechian, Eghinlian e Guruzian lo fecero indossando come loro diritto la divisa dell’esercito italiano, ma gli inglesi non riservarono loro il trattamento dovuto ai prigionieri di guerra. Per farli parlare, vennero sottoposti a inumane torture che si prolungarono per diciotto giorni.

Poiché i tre non davano segno di cedimento, gli inglesi provarono ad ammorbidire la loro tenuta proponendogli di passare al loro servizio, cosa che i tre rifiutarono. Il 26 settembre 1942 vennero fucilati ed i loro corpi furono sepolti in fosse anonime, fuori dal cimitero di Aleppo, in mezzo ai rifiuti. La Medaglia d’Oro, per tutti e tre, arriva soltanto a guerra finita da un pezzo, ed è accordata dopo le sollecitazioni del Gen. Bandini che, da Colonnello all’epoca dei fatti, aveva già inoltrato le proposte di ricompensa, poi andate disperse a causa della guerra.

La madre Lucia, finita la guerra, si trasferì a Velletri, dove acquistò un piccolo pezzo di terra che coltivò per sopravvivere. Il suo pensiero però era sempre rivolto ai suoi ragazzi e volendo riportarli in Italia iniziò delle difficili quanto infruttuose ricerche in Siria. Quando ormai aveva perduto la speranza, ebbe indicata in sogno l’esatta posizione di dove trovare i resti del figlio. Recatasi sul posto, vicino ad Aleppo, trovò effettivamente i resti di Giovan Battista Peltechian, suo figlio, identificati con certezza grazie alle monetine turche per gemelli che ella stessa aveva cucito sulle camicie del figlio e, a fianco i resti di Eghinlian e Guruzian. Le salme furono traslate in Italia e, venduta la terra, mamma Lucia costruì la tomba per i suoi tre ragazzi dove vennero seppelliti solennemente nel 1962 e tuttora riposano.

Fonte: Rete