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L’editoriale – E vada per i profughi, ma adesso anche i rom?

di Edoardo Baietti

5 dicembre 2016. In una scarpata viene ritrovato un corpo martoriato, gettato lì come un rifiuto di cui disfarsi. Un corpo nel fiore degli anni, che fino a poco prima scintillava di vita. Quel corpo esangue, irriconoscibile, apparteneva a una studentessa cinese, Zhang Yao, le cui speranze, sogni e bellezza sono stati travolti da un treno in corsa a Tor Sapienza.

Ma non è stato certo un attimo di distrazione a rendere fatale la sua permanenza a Roma. Scippata da tre nomadi il cui unico impegno quotidiano era quello di accaparrarsi denaro con ogni mezzo, l’unica colpa di Yao è stata quella di non volersi sottomettere al dominio incontrastato della loro delinquenza nella Capitale. La 20enne, con un coraggio senza eguali, li ha inseguiti fino alla stazione di Tor Sapienza dove il destino ha voluto che un convoglio la travolgesse.

Individuati rapidamente i principali protagonisti dello scippo, quali saranno stati gli esiti della sentenza? In Italia ci si potrebbe aspettare di tutto, e siamo d’accordo, ma chi potrebbe rimanere insensibile di fronte a una tragedia che in un paese sano avrebbe inorridito il dibattito civile? Contro ogni più nera previsione, il risultato è da barzelletta. Libertà  per un responsabile e domiciliari per l’altro (ma solo perchè già  pregiudicato).

Ha sbagliato a inseguirli mettendo a rischio la sua vita? Sarebbe penoso dire questo. Non è colpa dei nomadi se è morta? Certo, non l’hanno uccisa loro a livello materiale, ma è difficile contestare il fatto che senza di loro sarebbe ancora tra noi.

Una tragedia, quella della giovane studentessa dell’Accademia delle Belle Arti, il cui primo anniversario coincide con l’uscita di questo secondo numero, che contiene a pagina 5 un approfondimento sulla questione dell’insediamento rom in zona Malatesta.

A Roma furti e scippi sono all’ordine del giorno, e chi per studio o lavoro è costretto a spostarsi in metro lo sa bene, visto che stando ai numeri delle statistiche è quasi impossibile viaggiare senza essere vittime o testimoni impotenti di episodi del genere. Il tentativo di trasformare Velletri in una versione in miniatura delle brutture della Capitale sembra proseguire senza intoppi. I perbenismi servono a poco quando si parla di nomadi. Siamo razzisti? Il sottoscritto, che proprio una settimana fa ha ricevuto il cordiale augurio di un cancro per non aver dato soldi a uno zingaro, un tantino lo inizia a diventare…

E’ proprio a Yao che vogliamo dedicare questa seconda uscita. A lei, per il suo coraggio simbolo di una lotta alla delinquenza, per tutto quello che sarebbe potuto diventare ma che per colpa di tre scarti dell’umanità  non diventerà  mai.