“Marta Russo – Il mistero della Sapienza”: intervista esclusiva all’autore Mauro Valentini

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“Marta Russo – Il mistero della Sapienza”: intervista esclusiva all’autore Mauro Valentini

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Lo abbiamo visto sul palco lo scorso 12 settembre nelle insolite vesti di presentatore dell’evento che si è svolto per ricordare Davide Cervia a 27 anni dalla sua scomparsa, uno di quei casi drammatici ancora irrisolti di cui Mauro Valentini ne fa il proprio pane quotidiano essendo un giornalista e scrittore di cronaca nera. Romano di nascita che ormai da alcuni anni vive nella vicina Pomezia. Note le sue collaborazioni con testate nazionali tra le quali Giallo e Cronaca & Dossier, ma anche con il Settimanale Grandangolare. Molto appassionato anche di cinema, nello specifico quello francese, il “noir” e la “nouvelle vague”. Dopo le sue precedenti pubblicazioni, “40 passi” e “Cianuro a San Lorenzo”, da diversi mesi gira l’Italia promuovendo la sua ultima fatica letteraria: “Marta Russo-Il mistero della Sapienza” con cui di recente ha vinto l’undicesima edizione del Premio letterario Costa d’Amalfi letteratura 2017.

marta russo libro mauro valentiniMarta Russo è una studentessa universitaria della Sapienza di Roma. Il 9 maggio 1997, mentre passeggia con una sua amica nei giardini dell’ateneo, viene colpita da un proiettile che la uccide. Era una ragazza modello e, stupore ed incredulità cominciano a rimbalzare tra gli edifici. Da subito le indagini risultano molto complesse e dopo varie perizie e testimonianze, l’attenzione si focalizza su Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro due giovani assistenti della facoltà di Filosofia e Diritto. Per questo omicidio verranno condannati dopo cinque gradi di giudizio. A distanza di venti anni, per le tesi e l’epilogo che non convincono, Mauro ripercorre l’incredibile vicenda che ha portato alla condanna dei due assistenti, provando ad analizzare quegli elementi che non collimano con la storia passata.

Mauro, perché ha deciso di scrivere un libro proprio su Marta Russo?

Perché questa storia è una storia che ha una verità giudiziaria inefficace, incompleta e perché la verità che è arrivata attraverso i media era ricca di suggestioni che poi hanno enfatizzato questa vicenda per poi cadere miseramente in dibattimento. Ma non solo per questo, i motivi per cui ci si spinge oltre il recinto della verità ufficiale sono sempre molteplici, primo tra tutti il rispetto per quella ragazza, per Marta”.

 Quali sono gli elementi che l’hanno portata un po’, come dire, a contraddire il verdetto finale?

Il verdetto non può esser contraddetto perché è definitivo. Quello che ho notato però è l’incredibile catena di contraddizioni che saltano agli occhi leggendo le motivazioni della sentenza. Una sentenza che si basa su un trittico di testimonianze senza un suffragio tecnico e di prova oggettiva e che ricostruisce appunto una verità basandosi su alcuni, pochi, punti convergenti delle tre testimonianze e sorvolando su altri, molti, punti d’incoerenza. Nella prefazione, Sandro Provvisionato dichiara che per la ragazza non è stata fatta giustizia, eppure abbiamo i colpevoli, una sentenza definitiva per Scattone e Ferraro arrivata dopo 5 gradi di giudizio, un caso archiviato, ma che, appunto, secondo lei presenta delle lacune evidenti”.

Un sistema giuridico poco attento o molto bravo in alcuni casi a deviare verità ingombranti?

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L’autore Mauro Valentini

Credo e lo dico con dispiacere che si sia voluto chiudere questa vicenda in maniera salomonica, condannando Scattone e Ferraro ad una pena irrisoria, quattro e due anni circa, a fronte di una testimone che aveva affermato di aver visto sparare con volontarietà Scattone e Ferraro collaborare attivamente nel nascondere l’arma. Ecco, credo che più che davanti ad una verità ingombrante ci si sia trovati in quei giorni così irrequieti nella necessita di una verità qualunque essa sia”.

E’ proprio di questi giorni l’uscita dell’ennesimo documento, da parte del Vaticano su E. Orlandi e come non citare Mirella Gregori o Davide Cervia, casi che ormai da anni ristagnano in un labirinto sembrerebbe senza via d’uscita. Potremmo aspettarci in futuro sue pubblicazioni proprio su queste storie che rasentano quasi il surreale sia per le famiglie sia per chi crede che verità e giustizia possano essere ancora possibili?

Di Emanuela non scriverò, perché tanto è stato detto e molto, moltissimo a sproposito. Anche su Davide Cervia ci sono pubblicazioni molto interessanti mentre invece confesso che il caso di Mirella Gregori è un pensiero che mi invade i pensieri da cinque anni e sono stato più volte sul punto di iniziare un lavoro su quella storia terribile e diciamocelo assolutamente dimenticata”.

Lei è un appassionato di cinema francese ma anche noir, ha mai pensato di scrivere una sceneggiatura magari tratta da un suo libro?

Sto scrivendo un romanzo che potremmo definire noir metropolitano. Si, credo che più che al cinema queste storie possano respirare aria nuova a Teatro, infatti Marta Russo l’ho rappresentata già in forma di teatro civile con monologo, musica e parti recitate della storia, un po’ sullo stile di Marco Paolini, mi perdoni il grande artista per il paragone. Ecco, credo che queste storie oscure e misteriose che hanno appassionato l’opinione pubblica trovino nel teatro interattivo la loro casa più bella, perché queste vicende luttuose coinvolgono e toccano il profondo di noi e non meritano di esser solo narrate attraverso uno schermo”.

 Libri, quelli di Mauro che si leggono tutti d’un fiato quasi come voler arrivare in fondo all’ultima pagina e poter trovare la verità. E come non stare dalla parte di chi, scrivendo, mantiene accese luce e speranza su tutti quegli enigmi contorti, inverosimili, paradossali, ma soprattutto irrisolti. Enigmi purtroppo tutti di casa nostra.

Donatella Antonetti