Politica – Il canto del cigno rosso

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Politica – Il canto del cigno rosso

Di Andrei M. Bobeica

Quattro erano i cavalieri secondo l’Apocalisse di San Giovanni, quattro come gli elementi fondamentali dell’alchimia, così come sono quattro le teste dell’idra rossa: Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Emanuele Fiano e Laura Boldrini, aventi come unico scopo il mantenimento dello status quo.

Dopo 7 anni di maggioranza, il Partito Democratico soffre di un logoramento interno ed esterno, legato ad una politica suicida tanto per la Nazione quanto per gli equilibri interni dell’area stessa.

L’allontanamento dal partito delle correnti bersaniana e d’alemiana, con la minoranza dem, unito al potere pressoché assoluto del fiorentino, hanno indebolito quella macchina da guerra politica che ha portato il consenso vicino al 40% nelle elezioni europee: non bastano più i voti di scambio legalizzati (gli 80€) per mantenere alte le percentuali. Se la scissione non sembra compromettere violentemente i piano nazionale, ciò cambia per gli equilibri regionali e comunale: da analizzare è la situazione di Velletri, dove l’adesione di tre politici locali ad Articolo 1 è in grado di spostare un bacino elettorale di quasi 2000 voti (circa il 10%), mettendo così in discussione la continuità di governo del PD, ormai in carica da 10 anni.

Quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora.

La politica dei 1000 giorni del governo Renzi sta mostrando i suoi effetti a lungo termine: il Jobs Act ha portato, nel medio termine, ad un nuovo aumento della disoccupazione vista la fine degli incentivi statali di cui hanno beneficiato le imprese, in cambio dell’assunzione di nuovi dipendenti.

È ora più che mai necessario ricostruire il proprio bacino elettorale, legato alla propria tradizione di sinistra unito ai moderati.

Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano.

Paolo Gentiloni, in seguito all’impossibilità di andare alle urne entro dicembre, ha scongiurato il pericolo del Fiscal Compact, ossia quel trattato che costringe l’Italia a diminuire di un ventesimo il proprio debito pubblico ogni anno (120 miliardi di Euro) e non oltrepassando lo 0,5% di deficit strutturale. Pugni chiusi contro l’UE che diverrà sudditanza estrema in seguito alle legislative, come già accaduto in passato durante la carestia economica del governo Monti.

Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.

La ricerca dei consensi “a sinistra del PD” ha riportato in auge il tema mai morto dell’antifascismo, condotto dalla figura di Emanuele Fiano attraverso l’estensione delle leggi Scelba e Mancino riguardante l’apologia di fascismo, sottolineando il fine antidemocratico legato alla vendita di gadget del Ventennio come il vino del Duce, totalitario e pericoloso per l’animo dei cuori buoni della nazione. Il fine è quello di proseguire la mai oltrepassata guerra civile scoppiata nel ‘43, proseguita negli anni di piombo e giunta alla battaglia informatica e legale della contemporaneità. La ricerca di consensi “a destra” del M5S e delle forze populiste (Lega e FDI) sembrano scongiurare l’approvazione al Senato, dove la maggioranza ha numeri molto deboli e un singolo parlamentare può fare la differenza.

Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.

Laura Boldrini, il Presidente della Camera più odiato, contestato dal Risorgimento. Nonostante la propria posizione “perbenista” riguardo gli immigrati (i nuovi partigiani) ed il fenomeno delle migrazioni di popoli interi (lo Ius Soli) , avanguardia della morte del popolo sovrano, ha deciso di effettuare un dietrofront su tali temi per guadagnare il consenso dei moderati che storcerebbero il naso nell’esser costretti a votare forze rivoluzionarie. Oggi si spera che i cittadini non si lascino influenzare dalle menzogne di costei, votando finalmente chi li ha difesi in cambio di nulla.

Solo il tempo potrà dirci se queste strategie di puro marketing elettorale funzioneranno o se saranno il disperato canto di un cigno in fin di vita mentre il sole scompare dietro un tramonto rosso, lasciando spazio ad una nuova alba.