Velletri e l’arte, parla Alvaro Cecchetti (Alvaanq): “Emerge chi ha personalità oltre al talento”

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Velletri e l’arte, parla Alvaro Cecchetti (Alvaanq): “Emerge chi ha personalità oltre al talento”

alvaanq velletri

Abbiamo intervistato il noto artista veliterno, che ci ha raccontato il suo cammino. Dagli inizi, fino alle collaborazioni più importanti con i grandi del rap. Le difficoltà di un artista in un paese come il nostro, e i consigli ai giovani per uscire dall’anonimato. Un ragazzo che ha esportato la sua arte negli Stati Uniti, ma con Velletri nel cuore

Di Federico Leoni e Marco Polverini

Una chiacchierata lunga ed affascinante, di quelle che si fanno davanti ad un caffè. Lui è Alvaro Javier Cecchetti, meglio noto come Alvaanq. Parliamo di uno degli artisti emergenti più apprezzati a livello nazionale ed internazionale. Nato a Caracas, Venezuela, 23 anni fa, ma trapiantato a Velletri all’età di 9 anni. Alvaanq vive per l’arte. Vive per tutto ciò che è creatività. La sua è stata una scelta coraggiosa. Ha preso al volo un treno che la vita gli ha posto dinanzi. Finiti gli studi infatti, frequenta per qualche tempo l’università, ma dentro di sé sa che quella non può essere la sua strada. Sa che lui è fatto per l’arte, e che l’arte è fatta per lui. Così molla tutto, e si dedica anima e corpo alla carriera d’artista. La svolta arriva nel 2015, e Alvaanq, da Velletri, si fa notare fino a Los Angeles. A notarlo è Chris Brown, guru del rap americano. Comincia così una collaborazione tra di loro. L’artista disegna la copertina del singolo ‘Poppin Remix’, del 2015. Da lì in poi lavorerà alle copertine di altri 5 singoli del rapper statunitense. La sua fama aumenta visibilmente. Sui Social Network raggiunge numeri importanti. Si fa conoscere in tutto il mondo, ed inizia a collaborare con gli artisti più blasonati della scena internazionale, come il coreano Kathe Ape, Meek Mill, French Montana, Diplo e Tyga. In Italia cominciano a notarlo rapper del calibro di Fedez, Ensi, Gue Pequeno, Marracash, Salmo, Sfera Ebbasta, Clementino e Dark Polo Gang. Crescendo, è riuscito ad ottenere anche una sponsorizzazione con un noto marchio d’abbigliamento, la ‘Reebok’. Insomma, una carriera già smagliante, e continuamente in ascesa. Ai microfoni dell’Intransigente, l’artista veliterno si racconta. Ci parla del suo amore per l’arte, della sua carriera, dei progetti futuri, e soprattutto di quanto può offrire, ad un artista, una città come Velletri.

Intanto buonasera Alvaanq. Oggi sei a tutti gli effetti un artista, ma come è stato l’inizio, collegato alla scelta di lasciare gli studi?

alvaanq velletriBuonasera anche a voi. Si, oggi sono e mi sento un artista. Tutto è iniziato per passione, disegnando con il cellulare. Poi lo stare a contatto con personaggi diversi mi ha spinto a fare sempre meglio, e mi ha dato il coraggio necessario per prendere alcune decisioni, come quella di lasciare l’università. Agli inizi è stata un po’ dura.

Come dicevamo il salto di qualità è stato nel 2015…

Si, il salto di qualità è arrivato quando Chris Brown ha condiviso una mia opera sul suo profilo Instragram. Dopo la prima collaborazione (Poppin Remix), ho fatto altri 5 singoli per lui. Da lì sono entrato in contatto anche con la New Generation italiana.

Altri artisti con cui hai collaborato?

Come dicevo appunto, ho continuato lavorando con Ghali e Sfera Ebbasta. Loro avevano presente chi fosse Alvaanq, tutti nomi che nel 2015 contavano 10mila seguaci su Instagram, e che oggi ne hanno almeno 500mila. Continuano tutt’ora a seguirmi e ad apprezzare la mia arte. Poi recentemente c’è stata anche la Dark Polo Gang. Gruppo molto criticato, ma che io ascolto e che trovo molto simpatico. Ho avuto il piacere di partecipare a serate con loro, e con altri artisti. In questo modo sono riuscito a far conoscere il mio volto, cosa che sottovalutavo, ma che invece è fondamentale. In quel momento il mio volto è stato associato alla mia arte, che fino ad allora mi precedeva.

Sappiamo che sei autodidatta, raccontaci la tua evoluzione…

Come dicevamo precedentemente, ho iniziato disegnando con il cellulare. Poi grazie al talento e alla creatività, il percorso è stato abbastanza in discesa. Successivamente, ho unito alla mia passione per l’arte, la voglia di farmi conoscere nel mondo della musica, cercando appunto la collaborazione con artisti importanti. Grazie al computer ho poi affinato la mia arte. La tecnologia, infatti, ti consente di accedere a tutto ed apprendere, soprattutto senza il bisogno di andare incontro a sforzi economici importanti. Insomma, una cosa accessibile a tutti. Da non sottovalutare i Social Network, che sono un importante rampa di lancio, perché se pubblichi un’opera e piace, vai, forte e non ti ferma nessuno.

Ad oggi, i giovani ti riconoscono come l’artista più importante di Velletri, come è stato il tuo percorso nell’ombra di una cittadina di provincia?

Il fatto è che qui in Italia, ma anche a Velletri, ci sono problematiche per chi vuole avvicinarsi al mondo dell’arte. La convinzione che circonda un paese come Velletri, è quella di intraprendere l’università e poi cercare un lavoro. Per la mia esperienza posso dire che non è sempre così. Non è l’unica via sicura. Basta dedicarsi ad una cosa che ti piace e seguire i propri istinti. Se vuoi lasciare gli studi per dedicarti alla tua passione, non può impedirtelo nessuno. La cosa importante è avere le idee chiare. Altra cosa che limita, è il giudizio di chi ti sta intorno. A Velletri ci sono molti artisti, e molti di questi hanno paura di farsi notare. Hanno paura della tipica frase veliterna: “‘O vedi quello là”, come disse il mio amico Shany Martin. Vieni additato come quello che non segue la tradizione. Il problema, quindi, deriva principalmente da un fattore culturale, che porta molti artisti a restare nell’anonimato per paura di un giudizio. Inoltre, in una città come la nostra, mancano i contatti giusti. Per tutti questi motivi, niente di quello che ho fatto è stato semplice.

Esiste quindi un ‘sottobosco’ di artisti a Velletri, e nel territorio. Ci puoi fare qualche nome?

Abbiamo ad esempio Matteo Soru, un Dj che ha contatti importanti con i grandi di questo campo. Dal punto di vista artistico, invece, ce ne sono altri molto capaci, come Damiano Calcari, Eugenia Ponzo, Gabriele Priori, Gianluca Fabbri e Alisea Ciafrei di Artena.

Mesi fa, in occasione della Festa dell’Uva, hai organizzato un evento, ‘Young Art’. Ci racconti come è andata, e come ha risposto il pubblico veliterno?

‘Young Art’ è nato a settembre 2016. Insieme ad altri artisti, già citati sopra, abbiamo esposto una mostra presso Villa Bernabei. Ho voluto coinvolgere anche gli altri giovani artisti del territorio, che hanno la tendenza a non farsi conoscere. Tra una spinta e l’altra siamo riusciti a mettere in piedi l’evento. C’è stata un’importante risposta di pubblico. Son venute circa 700 persone. Il riscontro è stato molto positivo. Il progetto è stato appoggiato a pieni voti anche dall’Amministrazione comunale. Sono stato fiero di fare questa cosa.

Quali potrebbero essere le soluzioni per rilanciare l’arte e la cultura a Velletri?

Sicuramente a Velletri manca una struttura che agevoli l’arte e la cultura. Un luogo di riferimento in cui i vari artisti possono confrontarsi. Questa potrebbe essere una buona soluzione. Di non secondaria importanza, lo sviluppo dell’arte all’interno delle scuole. Bisogna avvicinare i giovani all’arte, per creare un vero e proprio tessuto culturale, con il quale crescere. D’altronde, il futuro è il loro.

Quali sono i tuoi progetti futuri, anche inerenti alla città di Velletri?

Il mio obiettivo è quello di trasferirmi a Milano, sempre ricordandomi da dove vengo. Dopo Milano, il mio sogno è Los Angeles. Lì la mentalità cambia totalmente. C’è meritocrazia, e non devi ‘sputare sangue’ come qui da noi, dove conta soltanto il curriculum. Una cosa che voglio fare è unire il mondo dell’arte a quello della musica. Poi continuerò con i quadri, e correre ogni volta che ti trovi a dover correre, sempre con l’obiettivo ben fissato in testa. Parteciperò a breve, anche ad un evento organizzato a Napoli, si chiama ‘Mates’. Un festival in cui lavorerò insieme ad un altro artista per realizzare un murales di 10 metri. Sto inoltre collaborando con la ‘Machete’, in un lavoro dedicato alla guerra in Siria e ai bambini siriani. In un futuro più lontano ho anche in mente di creare un magazine, una rivista che racchiuda tutti gli artisti più importanti della scena. Invece per quanto riguarda Velletri mi piacerebbe riproporre lo Young Art. Inoltre recentemente è andato in scena il secondo appuntamento di ‘Versus’, un evento curato da me ed altri ragazzi, qui a Velletri, in cui i vari rapper del territorio possono darsi battaglia in un contest rap.

Per concludere, quali consigli daresti ad un giovane artista che si avvicina a questo mondo?

Innanzitutto essere creativi, umili, e credere continuamente in quello che si fa, consapevoli del fatto che bisogna adattarsi alle tendenze del momento. Molti giovani mi chiedono inoltre del lato economico. Con l’arte si possono fare i soldi, anche molti, ma bisogna sapersi muovere ed essere intraprendenti, cogliendo al volo le occasioni che ti capitano. Chi vuole iniziare, inizi da Velletri, che può sembrare un posto ostile all’arte, ma che in realtà potrebbe essere una buona palestra proprio per questo aspetto. Quindi, crederci sempre, senza lasciarsi abbattere. Chi ha talento, prima o dopo, emerge.