Il Liceo Landi trionfa a Sanremo con “Se questo è un cavaliere”: le parole dei protagonisti

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Il Liceo Landi trionfa a Sanremo con “Se questo è un cavaliere”: le parole dei protagonisti

Per la prima esclusiva de “L’intransigente”, ripercorriamo attraverso le parole di alcuni artefici della vittoria gli ultimi mesi di duro lavoro, emozioni ed amicizie

a cura di Bruno Bernardis

Shakespeare e Cervantes, Le Comari di Windsor e Don Chisciotte, Sancio Panza e Falstaff, linguaggio aulico e dialetto, indagine psicologica e commedia: i ragazzi del Laboratorio Teatrale del Liceo Landi incantano la giuria del Sanremo Global Educational Festival con una rivisitazione originale ed intelligente di due pietre miliari della letteratura europea e trionfano con il primo premio.

Il 6 maggio 2017 è una data da incorniciare per gli studenti e per i docenti del Liceo Scientifico e Linguistico Ascanio Landi. Infatti, in una sola giornata i ragazzi del Laboratorio Teatrale, sbaragliando una concorrenza internazionale, si sono aggiudicati il prestigioso GEF di Sanremo e, quasi in contemporanea, una squadra composta dalle migliori menti scientifiche del Liceo ha vinto il bronzo alle Olimpiadi Nazionali di Matematica a Cesenatico, trascinata dalla strabiliante prestazione di Jacopo Chen, che con un punteggio di 42/42 si porta a casa l’Oro individuale.

Al rientro a scuola agli eroi di questa meravigliosa giornata sono stati dedicati dei festeggiamenti da parte degli studenti del Liceo e dei loro docenti, in una celebrazione comune del genio artistico e di quello scientifico.

Una data quella del 6 maggio sicuramente baciata dal destino, ma che decisamente non sorprende se si considera la storia del Landi, contraddistinta da una lunga lista di trofei aggiudicati dai suoi studenti nelle più disparate discipline.

Un contributo decisivo a quest’ultima è sicuramente stato apportato proprio dal laboratorio teatrale, che nella sua vita pluridecennale ha vinto più di 10 premi, di gruppo o individuali.

Noi de “L’Intransigente” abbiamo voluto ripercorrere questa esperienza attraverso le parole di Rosalia Di Nardo, docente di Italiano e Latino e da più di 20 collaboratrice del laboratorio e di Elisa e Benedetta, giovani “teatranti” che ci hanno raccontato le loro emozioni ed i loro sentimenti.

 

Professoressa, da quanto si occupa del laboratorio teatrale e com’è nata la sua passione per quest’arte?

ariston landi velletriHo iniziato ad occuparmi del laboratorio teatrale fin dal 1996, appena arrivata a Velletri. In quegli anni vi era già un’esperienza teatrale, anche se molto diversa da come la conosciamo oggi. Infatti in occasione dell’8 marzo, festa delle donne, si svolgevano delle letture espressive di testi inerenti all’argomento.

Nel corso degli anni, grazie alla preziosissima collaborazione della regista Carla Petrella che per molti anni ha collaborato con noi e a cui va tutto il mio affetto e la mia gratitudine, e a quella della prof. Di Blasi, ho preso in carico il laboratorio, dandogli mano a mano l’impronta che ha ancora oggi.

Ogni anno, infatti, a partire dal 2000, anno del Giubileo, abbiamo preso un argomento come punto di partenza e, basandoci su testi teatrali e romanzi, ricavato un allestimento scenico. Al tempo stesso, abbiamo mano a mano differenziato i ruoli degli alunni partecipanti.

Inoltre, ciò che ho sempre potuto apprezzare di questo laboratorio è la magia delle amicizie e dei rapporti umani duraturi che si instaurano nei mesi delle prove e degli spettacoli, il superamento delle barriere dovute alle differenze di età e di pensiero, l’incontro tra studenti che altrimenti non avrebbero occasione di conoscersi.

Di cosa si è occupata specificatamente quest’anno e chi l’ha supportata?

Il mio specifico compito è quello di progettista. Insieme alla professoressa Stefania Ciarla sono andata alla ricerca degli enti con cui convenzionarci, trovando la collaborazione del Teatro Vittoria e dell’Accademia Santa Cecilia. All’interno della scuola siamo state aiutate dalla professoressa Silvia De Bortoli, che si è occupata dei costumi, così come del professore Angelo Mastroianni e del Maestro Giuliano Cavaliere dell’Accademia Santa Cecilia in ambito musicale.

Il nostro regista è stato Roberto Della Casa, con il quale mi sono interfacciata in tutte le fasi del lavoro, in un clima di confronto e sinergia.

Quanti studenti hanno partecipato al laboratorio teatrale quest’anno e che innovazioni ci sono state relativamente al progetto di alternanza scuola-lavoro?

landi velletri Quest’anno il gruppo era formato da 54 studenti: 32 di essi hanno aderito tramite l’alternanza scuola-lavoro, mentre i restanti 22 sono tutti ex partecipanti degli scorsi anni, soprattutto ragazzi e ragazze dei quinti, che altrimenti sarebbero stati tagliati fuori dallo spettacolo finale.

Tutti quanti, come di consueto, si sono divisi tra attori, ballerine, cantanti, costumisti e drammaturghi. Vi sono poi state delle attività specifiche svolte da chi si occupava dell’alternanza scuola-lavoro. Infatti, questi ultimi hanno partecipato a delle lezioni di economia e di educazione alla sicurezza:  hanno acquisito nozioni necessarie a redigere un piano finanziario, hanno nominato un “sindaco” ed una direzione amministrativa, costituendosi in S.P.A, secondo quanto previsto dai piani dell’Impresa formativa simulata”. Inoltre, gli studenti hanno avuto l’opportunità di seguire alcune lezioni di approfondimento presso il Teatro Vittoria.

Riguardo al finanziamento del progetto, in che misura la scuola ha ricevuto contributi pubblici e in quale, invece, ha ricevuto il supporto dei privati?

Purtroppo abbiamo ricevuto pochi soldi dal MIUR, necessari a pagare le attività di alternanza scuola-lavoro, che sono stati utilizzati piu’ che altro per pagare i collaboratori esterni. Tutto il resto, dai costumi al viaggio a Sanremo, è stato finanziato dai privati e dalle famiglie dei ragazzi. Alcuni studenti, in virtu’ di quanto previsto dal progetto di impresa simulata, hanno svolto l’attività di promoter, cercando ed ottenendo delle donazioni e delle sponsorizzazioni da parte di alcune attività della zona. Abbiamo poi ricevuto il patrocinio della Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura di Velletri, che ci ha permesso di poter disporre del Teatro Artemisio -dove il 27 aprile abbiamo inscenato le nostre 3 prime rappresentazioni- attraverso un pagamento adeguato alle possibilità economiche di una scuola. Da segnalare anche un tentativo fallito di Crowdfunding, per cui evidentemente si nutre ancora una certa diffidenza. Inoltre stiamo partecipando ad alcuni PON, Programmi Operativi Nazionali banditi dal MIUR che premiano i progetti delle scuole italiane in un’ottica meritocratica, che potrebbero aiutarci a sostenere le spese per le iniziative future.

C’è in particolare, un progetto che vi piacerebbe realizzare con la vittoria di un PON?

Ci piacerebbe essere noi i promotori di un Festival o di una rassegna di caratura nazionale, invitando a Velletri, nel nostro istituto, altre scuole ed altri laboratori teatrali, completando il tutto con una giuria e con l’offerta di un pacchetto enogastronimico.

Difatti nel Lazio, ed in particolar modo in provincia, c’è ben poco, a fronte di una scena culturale e teatrale in una fase di evidente crescita.

D’altro canto ci piacerebbe assistere all’inaugurazione di una nuova stagione artistica nella nostra cittadina, auspicando che molto presto venga messo in cartellone un programma di tutto rispetto che possa riportare a teatro la popolazione di Velletri e dei dintorni.

Molti sono stati incuriositi dal connubio che vi è stato tra Shakespeare e Cervantes. Come vi è venuta l’idea di fondere due opere tanto diverse e quanto è stato difficile elaborare un copione?

L’idea è nata l’anno scorso, in quanto ricorreva il 400entesimo anniversario della morte di entrambi, che si dice siano morti addirittura lo stesso giorno.

Se non vi è stata alcun dubbio sul Don Chisciotte, la scelta dell’opera di Shakespeare da cui attingere è stata piu’ ardua. Volendo rivolgerci con il nostro spettacolo ad una platea scolastica abbiamo escluso le tragedie,  preferendovi le commedie, in modo tale che esso potesse essere fruibile a tutti. Durante un’analisi accurata ci siamo imbattuti nel personaggio di Falstaff, che come Don Chisciotte pretende di essere un cavaliere. Ci siamo quindi chiesti, fin dalla fase iniziale della drammaturgia, sul significato di essere cavalieri, interrogativo che può far meglio comprendere il titolo che abbiamo dato all’opera.

A nostro avviso, i due celebri personaggi letterari, rappresentavano due alterego, due tipologie diverse di “cavaliere” e di uomo:  il primo barricatosi in un mondo di sogni per fuggire dai mali della storia, il secondo, amante della facile vittoria, fattosi scudo del fregio di cavaliere per poi ubriacarsi e provarci con ogni donna del paese.

Ci siamo chiesti chi fosse il migliore tra i due opposti, il sognatore e l’ingannatore per antonomasia. Infine, nessuno ha avuto la meglio: entrambi rappresentano infatti ciò che ognuno di noi è, di momento in momento, nella vita reale.

Per chiudere lo spettacolo abbiamo voluto riconvertire l’intera vicenda in uno scoop assoluto che è stato tanto apprezzato dalla giuria di Sanremo.

Infatti i due sedicenti cavalieri ed i personaggi che li circondano si rivelano essere in realtà dei pazzi, ospiti di un manicomio, che in un momento di libertà inscenano una commedia. Un finale fulminante che permette di rileggere tutta la commedia a ritroso, fino a rendersi conto che il personaggio di Dulcinea del Toboso, apparsa nei 40 minuti precedenti solo in penombra, non è nient’altri che una dottoressa, figura femminile idealizzata da “quel pazzo” di Don Chisciotte.

 

Ogni sforzo sembra essere stato ripagato da una vittoria importante come quella di Sanremo. Puo’ raccontarmi, alla luce della sua esperienza e delle sue emozioni,  del viaggio e del Festival?

La nostra scuola ha preso parte al GEF, “Festival dell’Educazione Globale”, che ci ha portato materialmente in Liguria dal 4 al 7 maggio.

I ragazzi hanno avuto l’occasione di assaporare il clima prestigioso del Teatro del Casinò municipale di Sanremo, dove hanno messo in scena la commedia, e dell’Ariston dove è avvenuta la premiazione, in modo specifico nel settore C, come migliore scuola superiore.

 E’ stata un’esperienza dal forte carattere formativo, che ha permesso di conoscere realtà provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo, vista la partecipazione di associazioni turche e di giovanissimi artisti sudamericani, europei ed asiatici, che ci hanno deliziato con le loro esibizioni di altissimo livello, dalla sezione della musica a quella del teatro.

Uno dei momenti piu’ emozionanti è stato quello della sfilata di sabato 5 maggio, quando i nostri ragazzi sono scesi nelle piazze e nelle strade di Sanremo insieme ai migliaia di ragazzi partecipanti al GEF e muniti di uno stendardo e di un cappellino distintivi hanno intonato canti e cori popolari dei Castelli Romani, gareggiando goliardicamente con i loro colleghi di altre regioni.

Prima di lasciarla, può dirmi se ci saranno ulteriori occasioni per vedere il vostro spettacolo, per chi non ne avesse ancora avuto l’opportunità?

Il 23 maggio saremo ancora in scena al Teatro Golden di Roma, alle 17.00, nell’ambito del  “Festival del Laboratorio Teatrale nelle Scuole” Vi aspettiamo in tanti!

 

Alcune riflessioni

Questa esperienza a Sanremo è un sogno che diventa realtà. Fin dalla stesura lo  spettacolo preannunciava  successo, ma non pensavamo potesse arrivare addirittura ad un pubblico internazionale. Abbiamo dato il massimo, benché consapevoli delle difficoltà che avremmo riscontrato in un concorso così importante. Per questo la sorpresa è stata ancora più bella e personalmente l’ho presa come un incentivo a migliorare e a credere sempre in ciò che faccio, cosa che il teatro mi ha sempre  trasmesso”. (Elisa Sambucci, Donna Rosvita)”

 

La cosa più bella è che noi abbiamo visto tutti i nostri sforzi essere ripagati: mai ci saremmo aspettati di vincere una competizione così importante a livello mondiale. E poi il palco dell’ Ariston è il palco dell’Ariston! Per me cantare là sopra dove si sono esibiti tutti i big della musica italiana è stata un’esperienza bellissima e indimenticabile, che mi ha formata e mi ha aiutata anche un po’ a crescere a livello musicale”  (Benedetta Nardini, cantante)